GiveTheBeat, crowdfunding vincente col personal fundraising

GiveTheBeat, crowdfunding vincente col personal fundraising

Ogni anno nel mondo nascono 1 milione di bambini affetti da malformazioni congenite al cuore e 800.000 di loro sono nei Paesi più poveri, dove non hanno accesso a cure mediche e chirurgiche tempestive: la metà di questi piccoli è destinata a non raggiungere il primo anno di vita. Per cercare di mettere fine a tutto questo è nata #Givethebeat (https://www.retedeldono.it/it/givethebeat): “Si tratta di una campagna di crowdfunding che nasce per sostenere uno dei programmi più importanti di Mission Bambini, ovvero “Cuore di bimbi” - ci spiega Martina Busi, responsabile della campagna - Ogni anno mandiamo medici italiani volontari a collaborare con le strutture locali di questi paesi per operare i bambini ma anche per formare il personale in loco: lo scopo è che alla fine del periodo di intervento gli operatori locali siano autonomi”.

Tanti i luoghi in cui sono stati i medici volontari nel corso degli anni: Kazakistan, Uzbekistan, Cambogia, Birmania, Uganda e Zambia. “Give the beat è stato uno strumento che abbiamo voluto dare a una ventina di volontari che tutti gli anni si impegnano a sostenere il progetto”.

Chi è stato il primo bimbo cardiopatico aiutato da Mission Bambini?

“Il primo bambino che è stato operato dai nostri volontari è Elvis: nel 2005 aveva 8 anni. È partito dallo Zimbawe con la nonna per essere operato a Bologna all’ospedale Sant’Orsola e ha riportato una cicatrice di 20 cm: sopra quella svetta però il suo sorriso, segno della vittoria contro la malattia. Adesso ha 19 anni, vive sempre nello Zimbawe e gode di ottima salute.

Un altro bambino che ricordo è Marcel. Quando l’abbiamo conosciuto, in Uzbekistan, aveva la “sindrome del bambino blu”: il cuore non funzionava bene e lui non era ben ossigenato. I suoi genitori sognavano che il piccolo potesse andare in bicicletta e sono stati accontentati: l’operazione è stata lunga, da grande dovrà ancora essere operato, ma ora sta bene e può andare in giro su due ruote.

Poi c’è Khoa, la piccola che si vede nel video: ha subito un intervento di 4 ore nel giugno scorso, a due anni e mezzo, da un’equipe di medici guidata da Stefano Marianeschi, il coordinatore scientifico del programma (https://www.retedeldono.it/it/iniziative/fondazione-mission-bambini-onlus/stefano.marianeschi/givethebeat-stefano-marianeschi). Per venire fino all’ospedale ha affrontato un lungo viaggio dal suo villaggio con la mamma”.

Qual è stata la strategia che vi ha portato a raggiungere e superare l'obiettivo di raccolta dei 30mila euro?

“L’idea risolutiva è stata quella di coinvolgere 20 personal fundraiser affidando loro un obiettivo molto concreto, raggiungibile e sfidante: 1500 euro ognuno, che corrisponde al costo di un’operazione al cuore per un bambino. In pratica è come se ad ognuno di loro fosse stato affidato un bambino da salvare. Alcuni di loro hanno superato la cifra richiesta, altri ci devono ancora arrivare. Si tratta di profili molto diversi, ciascuno con la sua capacità di coinvolgere i contatti personali.  L’altro fattore importante è stato il grande lavoro di squadra interno alla nostra organizzazione: cooperare tra i vari uffici e stare sempre a fianco dei personal fundraiser ha permesso di raggiungere questi ottimi risultati”.

Come vi è stata d’aiuto la piattaforma di Rete del dono in questo processo?

“L’abbiamo scelta per l’immediatezza e la semplicità che offre nella costruzione di ogni singola pagina del progetto che si vuole creare. Ci è stato molto di supporto anche il confronto continuo con uno staff preparato e competente”.

Apri il tuo progetto di raccolta a questo link

 

Come siete riusciti a coinvolgere più di 20 fundraiser?

“Li abbiamo scelti noi: tra i nostri volontari e sostenitori abbiamo selezionato quelli più vicini e più adatti a questa campagna, il primo a cui abbiamo pensato è stato proprio il dottor Marianeschi”.

Come è stata accolta questa proposta?

“I nostri fundraiser vanno dai 20 ai 70 anni: qualcuno era più titubante, altri hanno accolto da subito l’idea con grande entusiasmo”.

Quanti bambini riuscirete ad aiutare o contate di aiutare con la cifra raccolta?

“Almeno 20, però la campagna non è ancora chiusa!”

Adesso che la campagna ha avuto successo, come rimarrete in contatto con i donatori?

“Noi siamo costantemente in contatto con donatori e personal fundraiser: in chiusura di campagna manderemo a tutti una mail di ringraziamento, dove spiegheremo dettagliatamente che cosa potremo fare con le loro donazioni. Per chi ha dato più di 350 euro ci sarà poi l’evento “Meet the beat”, ovvero avranno la possibilità di incontrare medici, fundraiser e il nostro staff”.

Quali saranno i prossimi passi?

“Meet the beat sarà a febbraio; non appena partirà la prima missione operatoria, come è nostra prassi, avviseremo tutti via mail e social su come sta andando”.

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