{"id":4596,"date":"2026-06-17T10:24:47","date_gmt":"2026-06-17T10:24:47","guid":{"rendered":"https:\/\/www.retedeldono.it\/magazine\/?p=4596"},"modified":"2026-06-17T10:27:08","modified_gmt":"2026-06-17T10:27:08","slug":"gen-z-e-dono-digitale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.retedeldono.it\/magazine\/gen-z-e-dono-digitale\/","title":{"rendered":"Gen Z e dono digitale: una generazione che partecipa, non solo che dona"},"content":{"rendered":"<p>La ricerca Donare 3.0 restituisce un\u2019immagine della Gen Z meno stereotipata di quanto spesso si racconti. I giovani non sono estranei al dono: il 79% degli onliner dichiara di aver donato nel 2025. Il punto, quindi, non \u00e8 chiedersi se la Gen Z doni, ma comprendere a quali condizioni il dono diventi per questa generazione un comportamento stabile, riconoscibile e attivabile.<\/p>\n<p>Il dato pi\u00f9 interessante \u00e8 proprio questo: per la Gen Z la donazione non sembra essere soltanto un trasferimento economico, ma una forma di partecipazione. Si dona quando una causa \u00e8 percepita come vicina, quando il gesto \u00e8 semplice da compiere, quando esiste una dimensione collettiva e quando l\u2019impatto \u00e8 chiaro. Da qui nasce il profilo di una generazione donatrice non necessariamente pi\u00f9 generosa delle altre, ma certamente pi\u00f9 esigente nella relazione con le organizzazioni.<\/p>\n<h2>Il dono c\u2019\u00e8, ma diventa pi\u00f9 selettivo<\/h2>\n<p>Il primo elemento da mettere a fuoco \u00e8 la tenuta del dono. Tra gli italiani digitali, l\u201981% dichiara di aver donato nel 2025; tra i Gen Z il dato \u00e8 pari al 79%. La distanza rispetto alla media generale \u00e8 minima e conferma che il dono \u00e8 una pratica presente anche tra i pi\u00f9 giovani.<\/p>\n<p>Tuttavia, la ricerca segnala anche una maggiore cautela in prospettiva. Tra i Gen Z, il 22% prevede di donare di pi\u00f9 nel 2026, il 71% di donare lo stesso e il 7% di donare di meno. Nel 2025, la quota di chi pensava di aumentare le donazioni era pi\u00f9 alta. Questo passaggio \u00e8 centrale: la Gen Z non abbandona il dono, ma sembra renderlo pi\u00f9 selettivo, probabilmente anche per effetto del contesto economico e dell\u2019incertezza.<\/p>\n<p>Da qui deriva una prima indicazione per le organizzazioni: con i giovani non basta sollecitare la donazione. Occorre renderla rilevante.<\/p>\n<h2>La rilevanza nasce dalle cause<\/h2>\n<p>Se il dono diventa pi\u00f9 selettivo, il criterio di scelta principale \u00e8 la causa. La Gen Z appare particolarmente sensibile ad alcuni ambiti che hanno una forte componente identitaria, civica e comunitaria. La ricerca segnala che tutela dei diritti e della pace, insieme a sport e attivit\u00e0 ricreative, sono aree trainate soprattutto dalle generazioni pi\u00f9 giovani, in primis dalla Gen Z: per la tutela dei diritti e della pace il dato Gen Z \u00e8 pari al 22%, contro il 15% dei Millennials, il 14% della Gen X e il 3% dei Boomers; per sport e attivit\u00e0 ricreative la Gen Z si attesta al 20%, contro il 13% dei Millennials, l\u201911% della Gen X e il 2% dei Boomers .<\/p>\n<p>A questa evidenza si aggiunge il dato del focus cultura, che rafforza la lettura di una generazione orientata a cause capaci di parlare di identit\u00e0, territorio e appartenenza. Nel complesso, il 46% degli italiani digitali dichiara di aver donato almeno una volta per un progetto culturale, in crescita di 2 punti rispetto all\u2019anno precedente. Tra i Gen Z il dato sale al 48%, superiore alla Gen X, ferma al 43%, e ai Boomers, al 35%; solo i Millennials registrano un valore pi\u00f9 alto, pari al 51% .<\/p>\n<p>Il dato sulla cultura \u00e8 particolarmente utile perch\u00e9 mostra che, per le nuove generazioni, la donazione non si concentra solo sulle grandi cause sociali o sulle emergenze. Pu\u00f2 riguardare anche progetti culturali, territoriali, artistici o legati alla valorizzazione del patrimonio. Le motivazioni confermano questa lettura: tra chi ha donato a un progetto culturale, il 45% indica l\u2019impatto sul territorio, il 40% la conoscenza dell\u2019organizzazione culturale promotrice e il 33% la passione per arte e cultura .<\/p>\n<p>Questo dato aiuta a qualificare meglio il comportamento donativo giovanile. Non emerge una generazione disinteressata, ma una generazione che tende ad attivarsi quando la causa intercetta valori riconoscibili: giustizia, inclusione, partecipazione, benessere collettivo, appartenenza a una comunit\u00e0 e identit\u00e0 culturale. La causa, per\u00f2, non basta da sola. Per trasformarsi in donazione deve incontrare un\u2019esperienza accessibile.<\/p>\n<h2>Dal valore all\u2019azione: il digitale come infrastruttura del dono<\/h2>\n<p>Per la Gen Z il digitale non \u00e8 una novit\u00e0, ma l\u2019ambiente naturale in cui una motivazione pu\u00f2 diventare gesto. La ricerca mostra che il pagamento digitale si \u00e8 stabilizzato come prima modalit\u00e0 di donazione e che la donazione online avviene sempre pi\u00f9 da smartphone.<\/p>\n<p>Questo significa che il percorso di donazione deve essere pensato come esperienza mobile-first: semplice, rapido, comprensibile e coerente con il linguaggio della campagna. Se la causa genera interesse, il digitale deve ridurre al minimo la distanza tra intenzione e azione.<\/p>\n<p>In questo senso, la donazione online non va letta solo come canale tecnico. \u00c8 il punto di passaggio tra identificazione e partecipazione.<\/p>\n<h2>Dall\u2019azione individuale alla partecipazione collettiva<\/h2>\n<p>La dimensione partecipativa emerge con forza nel crowdfunding e nelle dinamiche di coinvolgimento sociale. Il crowdfunding continua a crescere e raddoppia rispetto alla prima rilevazione: il suo valore non \u00e8 solo operativo, ma culturale. Funziona perch\u00e9 rende visibile l\u2019obiettivo, mostra l\u2019avanzamento, attiva reti e trasforma la donazione in un gesto condiviso.<\/p>\n<p>La Gen Z sembra particolarmente sensibile a questa logica. Tra i motivi che spingono a coinvolgere altri in una donazione, il primo resta il fatto di credere nella causa: il 50% dei Gen Z, in linea con il 51% del totale. Ma emergono due elementi distintivi: il 21% dei Gen Z dichiara di essere motivato dal vedere che altri stanno partecipando, contro il 14% del totale; il 16% indica il fatto che la donazione faccia parte di una sfida o iniziativa collettiva, contro l\u201911% del totale.<\/p>\n<p>In questo contesto, il crowdfunding emerge come una forma di <a href=\"https:\/\/www.retedeldono.it\/magazine\/attivismo-sociale\/\">attivismo<\/a> moderno che va oltre la semplice donazione economica. Non si tratta solo di contribuire a una causa, ma di diventare parte di un movimento collettivo, di attivare reti e di partecipare a un processo di cambiamento. Il crowdfunding permette alla Gen Z di essere non solo donatori, ma anche promotori di una causa, unendo il gesto del dono alla creazione di una comunit\u00e0 di attivisti digitali. Questo tipo di attivismo non richiede necessariamente la partecipazione a manifestazioni fisiche o a movimenti politici tradizionali, ma si concretizza in una partecipazione digitale, in cui i giovani sono al centro del cambiamento.<\/p>\n<p>Le forme di coinvolgimento collettivo pi\u00f9 interessanti, come raccolte fondi tra amici, eventi solidali e campagne virali online, rispondono proprio a questo bisogno di partecipazione condivisa. La Gen Z sembra pi\u00f9 coinvolta in eventi o maratone solidali e campagne virali online, modalit\u00e0 che alimentano il senso di comunit\u00e0 e di mobilitazione collettiva.<\/p>\n<p>Il passaparola \u00e8 un altro indicatore chiave. Nel totale campione, il 43% dichiara di aver donato spesso o qualche volta perch\u00e9 qualcuno vicino lo aveva fatto o suggerito. Tra i Gen Z, il dato sale al 47%, segno che la Gen Z vede la donazione non come un atto isolato, ma come parte di un processo collettivo che si nutre di fiducia e di relazioni personali.<\/p>\n<p>Allo stesso tempo, il dato sulla disponibilit\u00e0 a essere ambassador invita alla cautela. Solo il 16% del totale \u00e8 disposto a coinvolgere attivamente altri nella causa, e tra i Gen Z la disponibilit\u00e0 positiva sale al 18%, ma resta comunque minoritaria. La maggioranza, infatti, preferisce mantenere il dono come gesto privato. Tuttavia, questo non esclude che i giovani possano essere attivatori di un cambiamento sociale e civile, purch\u00e9 il coinvolgimento nasca in modo naturale, dentro una comunit\u00e0 o una rete di pari.<\/p>\n<p>In sintesi, il dono della Gen Z \u00e8 sempre pi\u00f9 un atto collettivo e relazionale, dove la causa e la comunit\u00e0 sono al centro. Il crowdfunding rappresenta una delle espressioni pi\u00f9 chiare di questa attitudine: un attivismo digitale che mette in gioco non solo denaro, ma anche tempo, impegno e rete sociale.<\/p>\n<h2>Non solo denaro: tempo, relazioni, attivazione e cittadinanza attiva<\/h2>\n<p>La Gen Z non si limita a fare donazioni economiche: la sua partecipazione civica si esprime anche attraverso il tempo, le relazioni e l&#8217;attivazione sociale. Questo tipo di impegno si inserisce nel concetto di cittadinanza attiva, che implica l\u2019impegno diretto e consapevole nella vita sociale e civica della comunit\u00e0. In altre parole, la cittadinanza attiva va oltre il semplice dono di denaro e include volontariato, partecipazione e azioni collettive.<\/p>\n<p>Nel 2025, il 42% della Gen Z ha partecipato a attivit\u00e0 di volontariato, dimostrando che, per molti giovani, il loro impegno va oltre il denaro e include anche il loro tempo e le loro competenze. Questa partecipazione riflette una cittadinanza attiva, che va oltre l&#8217;idea di essere spettatori passivi, diventando attori di cambiamento sociale.<\/p>\n<p>Inoltre, la Gen Z \u00e8 fortemente coinvolta nel passaparola: il 47% dei giovani ha dichiarato di aver donato grazie a una raccomandazione di qualcuno vicino. Questo tipo di solidariet\u00e0 sociale \u00e8 spesso un atto collettivo che si diffonde attraverso le reti sociali, rendendo il dono parte di un movimento pi\u00f9 grande.<\/p>\n<p>Un altro esempio di cittadinanza attiva \u00e8 il crowdfunding, che rappresenta un&#8217;attivit\u00e0 collettiva e partecipativa. Non si tratta solo di donare denaro, ma di attivarsi insieme ad altri per sostenere una causa, diventando promotori e attivatori di progetti e cambiamenti.<\/p>\n<p>In sintesi, la cittadinanza attiva della Gen Z si esprime non solo tramite il denaro, ma anche attraverso il volontariato, il passaparola, e l\u2019attivismo digitale, dove i giovani non sono solo donatori, ma anche attori attivi di un cambiamento sociale collettivo.<\/p>\n<h2>Fiducia e impatto: il contesto necessario<\/h2>\n<p>La ricerca non presenta i dati su fiducia, trasparenza e impatto con una segmentazione specifica per generazione. Tuttavia, il dato complessivo aiuta a leggere il contesto in cui si muove anche la Gen Z.<\/p>\n<p>Nel campione generale, la trasparenza sull\u2019uso dei fondi resta un elemento decisivo: una quota molto ampia di donatori considera fondamentale o importante sapere come vengono utilizzate le risorse raccolte. Anche gli elementi che costruiscono fiducia sono concreti: chiarezza sull\u2019impiego dei fondi, risultati dei progetti, reputazione dell\u2019organizzazione e comunicazione aggiornata.<\/p>\n<p>Questo passaggio chiude il ragionamento: se il dono della Gen Z \u00e8 partecipativo, allora la fiducia diventa la condizione per mantenerlo nel tempo. Le organizzazioni devono dimostrare l\u2019impatto, non solo dichiararlo.<\/p>\n<h2>Una generazione esigente, non distante<\/h2>\n<p>La Gen Z che emerge da Donare 3.0 non \u00e8 una generazione lontana dal dono. \u00c8 una generazione che dona, ma seleziona. Si attiva, ma chiede coerenza. Partecipa, ma vuole capire. Usa il digitale, ma non si accontenta della sola accessibilit\u00e0 tecnologica.<\/p>\n<p>Il suo comportamento donativo pu\u00f2 essere letto attraverso una sequenza precisa: riconoscere una causa, agire facilmente, partecipare insieme ad altri, verificare l\u2019impatto. \u00c8 questo il fil rouge che tiene insieme i dati della ricerca.<\/p>\n<p>Per il non profit, la sfida non \u00e8 semplicemente \u201craggiungere\u201d la Gen Z, ma costruire con essa una relazione credibile. Una relazione fatta di cause chiare, strumenti semplici, dinamiche collettive e restituzione dei risultati. Perch\u00e9 per questa generazione il dono non \u00e8 solo un atto economico: \u00e8 una forma di partecipazione concreta.<\/p>\n<p>La Gen Z sta rimodellando il panorama della cittadinanza attiva e delle donazioni, spingendo le organizzazioni non profit a evolversi in modi pi\u00f9 partecipativi, digitali e trasparenti. In un futuro sempre pi\u00f9 interconnesso, i giovani non solo risponderanno alle cause, ma plasmeranno il cambiamento, diventando non solo donatori, ma veri e propri protagonisti del sociale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La ricerca Donare 3.0 restituisce un\u2019immagine della Gen Z meno stereotipata di quanto spesso si racconti. 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