Alessandro Levis

Luoghi leggendari

Raccolto € 559

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Lo stimolo turistico è di per se sufficiente a stimolare chiunque a recarsi nell’Etiopia del nord. Terra di millenaria cultura, della leggendaria regina di Saba e di innumerevoli chiese rupestri. Zona affascinante del continente africano bello e martoriato.

Anche se non nego un interesse da osservatore, l’obiettivo principale che mi condurrà il 3 marzo a Mekele è un altro. Arrivati a 65 anni con alle spalle un tratto di vita soddisfacente, mi chiedo se non sia giusto condividere/restituire qualcosa di ciò che ho avuto. Non voglio sentirmi altruista. Gioca soprattutto la voglia di realizzazione/gratificazione/soddisfazione che mi caratterizza anche troppo.

In quest’ottica ho colto al volo la proposta del CCM di dedicare 2 settimane di marzo al centro di Adu Shum Dhun di Mekele per seminari di aggiornamento in Ematologia a tecnici di laboratorio e medici. I due aspetti mi affascinano di più nel CMM sono il fatto che: a) il CCM non persegue attività colonizzanti di tipo sostitutivo, ma sviluppa progetti condivisi con gli operatori locali per aiutarli nella crescita autonoma. b) I progetti CCM sono focalizzati sul tema preminente della salute materno-infantile. Sono i nati di oggi che costituiranno il futuro di domani.

Mi fa oggi piacere condividere la piccola esperienza che sto per fare con gli amici e pubblicizzare il progetto “Sorrisi di Madri Africane”. Per chi vuole saperne di più sul CCM potete visualizzare la pagina dell'Organizzazione qui sulla destra.

C’è esigenza di un sacco di cose e invito chi di voi è in sintonia con questo progetto a donare ciò che reputa opportuno. In cambio non posso offrire nulla eccetto il racconto dell’esperienza che sto per fare. Mi auguro di continuare la storia relazionando da Mekele e poi al mio ritorno.

Un affettuoso ciao.

Sandro

 

PRIMA SETTIMANA

Fine del primo seminario di 5 giorni con i tecnici di laboratorio e inizio del secondo con i medici. Il gruppo di tecnici si è rivelato assai più preparato, attivo e interessato di quanto immaginassi, nonostante la povertà di mezzi di cui dispongono. Ci sono grandi contraddizioni: ho riscoperto assieme a loro il fascino della vecchia morfologia citologica utilizzando un bellissimo microscopio, regalato da non so quale organizzazione, ma posizionato per il momento in un laboratorio fatiscente, angusto e polveroso. Quanto a noi sembra ormai sorpassato riacquista qui una piena utilità e attualità. La speranza è che le nuove iniziative consentano alle prime gocce di tecnologia arrivata di essere sfruttate a pieno.

Sto nel contempo imparando che è difficile proiettare diapositive quando manca la corrente elettrica per un’intera giornata, che è possibile vivere senza essere collegato a internet o con molte ore senza erogazione di acqua e storielle simili. Nonostante il contesto possa apparire spigoloso, è piacevole sentirsi attorniati da interesse, cortesia, accoglienza, sorrisi.

Il tempo sembra avere un ritmo differente. Sarà forse possibile mediare un giorno la nostra smania efficientistica con la flemma che trovo qui ?

 

 

SECONDA SETTIMANA

L’esperienza sta per terminare. Il secondo seminario con medici si è svolto in modo intensivo con solo una decina di partecipanti. Tutti giovani con ruolo di internisti a 360° in vari ospedali zonali. Il ridotto numero di partecipanti ha consentito un confronto e una conoscenza delle reciproche realtà, cosa difficile in altre situazioni.

Nella regione non esiste né una vera Ematologia né una vera Oncologia. Basta pensare, per fare un esempio, che per trattare un giovane affetto da leucemia acuta con chemioterapia intensiva è stato combinato un trasferimento ad Addis a più di 700 Km di distanza. Quanta differenza con il nostro mondo ! Colpiscono in particolare 2 peculiarità per certi versi contrastanti: l’ottima preparazione internistica che non mi sembra avere nulla da invidiare a chi esce dalle nostre migliori università e per contro l’estrema carenza tecnologica disponibile, sia sul versante diagnostico, sia su quello della disponibilità di farmaci. E affascinante vedere come la consapevolezza di questa situazione non generi la frustrazione che ci si potrebbe attendere. Il contrasto tra le conoscenze reali e i limiti imposti dai mezzi disponibili riesce a incanalarsi in una volontà di riscatto tesa al superamento dell’attuale situazione. Il top è visto, anche se lontano nel tempo, come target comunque da raggiungere. In attesa c’è il desiderio di essere aggiornati e sfruttare al meglio i mezzi limitati disponibili. Da parte di alcuni è persino emerso il desiderio di affacciarsi alla ricerca clinica.

Forse ho avuto l’occasione di incontrare un piccolo gruppo di giovani medici ospedalieri selezionati particolarmente bravi e motivati.E’ possibile che questo campione non rappresenti o rappresenti solo in piccola parte il mondo medico locale. Al termine di questa seconda settimana mi rimane tuttavia la sensazione che l’aiuto sanitario che possiamo offrire in questa regione non stia in operazioni sostitutive. Non hanno certo bisogno che lavoriamo per loro. Credo che sia soprattutto utile la disponibilità di moderna tecnologia e un aiuto al suo corretto utilizzo con iniziative che incentivino e facilitino lo sviluppo delle buone competenze teoriche già esistenti.

 

 

 

RIENTRO

Ieri mattina sbarcando a Malpensa in un’alba cittadina piuttosto uggiosa, non si poteva non pensare con un po’ di nostalgia alle stelle incredibilmente luminose del deserto del Tigray. I bilanci di ogni esperienza sono sempre difficili. Elementi che sembrano positivi possono non lasciare nessuna traccia, mentre particolari insignificanti possono far nascere spunti utili.

Non so se questi pochi giorni trascorsi a Mekelle siano stati utili a qualcosa. Sono stati sicuramente importanti per me. Non posso non pensare di frequente, tra i tanti insegnamenti ricevuti, alla risposta a una mia domanda relativa alla convivenza tra copti e musulmani, posta a uno degli infermieri dell’health center locale. “Religion is not a problem here”. Strano in una regione caratterizzata da un attaccamento alla propria tradizione copto-cristiana e che ha avuto in passato non pochi scontri con il mondo islamico rimasto minoritario. Due identità religiose molto radicate che ai nostri occhi laici di occidentali appaiono entrambe intrise di fanatismo. La risposta dell’infermiere proseguiva: “perché dovrebbe essere un problema. I nostri figli vanno a scuola con i loro, giocano assieme, sono amici”. Non so se tutti gli Etiopi condividano lo stesso sentimento, ma mi auguro che la tolleranza millenaria che emerge dalle sue semplici parole non sia soffocata dalle barriere che stiamo sempre più ergendo in nome di falsi sentimenti religiosi.

Un grazie al CCM che mi ha offerto questa occasione e soprattutto a Marco e ad Hailu che hanno organizzato in loco i seminari e hanno reso piacevole il mio soggiorno. Il ringraziamento più affettuoso a Luca, giovane medico al termine della specialità in medico di medicina generale, che ha condiviso la mia esperienza, conducendo in parallelo il suo volontariato direttamente sul campo all’interno dell’health center a fianco degli infermieri locali. Grazie per l’aiuto avuto nel gestire le sessioni al microscopio e per le chiacchierate con scambio di sensazioni a volte allegre a volte tristi. Per i vecchioni come me è sempre piacevole respirare una boccata di sano entusiasmo giovanile !

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