PIANTALA!
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La drammaticità del disseccamento rapido dell'ulivo nel Salento è quanto di più preoccupante poteva accadere sul piano ambientale e paesaggistico. Ettari di terreno coltivato ad ulivo rischiano di diventare aridi, abbandonati impoverendo il microclima e la sopravvivenza stessa della piccola fauna e flora locale.  Il giardino megalitico più bello di Puglia non è indenne a tutto ciò. Noi del CCSR dal 1990 ci prendiamo cura di una parte della collina raccontata da Nicandro di Colofone nel II sec. a.C. il quale riferisce che «si favoleggia che nel paese dei Messapi presso le cosiddette “Rocce Sacre” fossero apparse un giorno delle ninfe che danzavano e che i figli dei Messapi, abbandonate le loro greggi per andare a guardare, avessero detto che sapevano danzare meglio. Queste parole punsero sul vivo le ninfe e si fece una gara per stabilire chi sapesse meglio danzare. I fanciulli, non rendendosi conto di gareggiare con esseri divini, danzarono come se stessero misurandosi con delle coetane

La drammaticità del disseccamento rapido dell'ulivo nel Salento è quanto di più preoccupante poteva accadere sul piano ambientale e paesaggistico. Ettari di terreno coltivato ad ulivo rischiano di diventare aridi, abbandonati impoverendo il microclima e la sopravvivenza stessa della piccola fauna e flora locale.  Il giardino megalitico più bello di Puglia non è indenne a tutto ciò. Noi del CCSR dal 1990 ci prendiamo cura di una parte della collina raccontata da Nicandro di Colofone nel II sec. a.C. il quale riferisce che «si favoleggia che nel paese dei Messapi presso le cosiddette “Rocce Sacre” fossero apparse un giorno delle ninfe che danzavano e che i figli dei Messapi, abbandonate le loro greggi per andare a guardare, avessero detto che sapevano danzare meglio. Queste parole punsero sul vivo le ninfe e si fece una gara per stabilire chi sapesse meglio danzare. I fanciulli, non rendendosi conto di gareggiare con esseri divini, danzarono come se stessero misurandosi con delle coetanee mortali. Il loro modo di danzare era quello, rozzo, proprio dei pastori; quello delle ninfe, invece, fu di una bellezza suprema. Esse trionfarono dunque sui fanciulli nella danza e a loro dissero: “Giovani dissennati, avete voluto gareggiare con le ninfe e ora che siete stati vinti ne pagherete il fio”. E i fanciulli si trasformarono in alberi, nel luogo stesso in cui stavano».  Anche Aristotele nel suo “De mirabilibus auscultationibus” ci racconta di una battaglia tra Ercole e i giganti. La forza stupefacente di Ercole rimase impressa nei secoli su un enorme masso schiacciato dal suo piede, che ne prese inevitabilmente l’impronta e il nome. 

L'intento del CCSR è quello di piantare alberi tipici della macchia mediterranea nell'appenzamento di proprietà presso la collinetta di San Giovanni. Su questa collina a 120 metri sul livello del mare, insiste la Cripta bizantina di San Giovanni. La grotta - cappella era adibita a funzioni religiose relative al culto di rito greco bizantino di San Giovanni Crisostomo e intorno al 1400, le funzioni, si commutarono secondo il rito latino cambiando così anche la figura del Santo dal Cristomo al Battista, tutt'oggi ancora venerato e celebrato ogni 24 giugno. Un tempo completamente affrescata, oggi presenta in minima parte i segni delle pitturazioni bizantine e dei vari rimaneggiamenti succedutisi nel corso del tempo.

Il fascino e la magia dei luoghi merita di vivere ancora e di essere goduto anche dalle giovani generazioni!

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