Un'iniziativa di
Marco
"Ocio che Marco corre!"
Da geometra, i metri li conto da più di vent'anni. Li misuro, li calcolo, li certifico in Comune, li difendo davanti ai giudici. Li discuto con i vicini — a volte anche animatamente.
Il 26 ottobre ne aggiungo altri 42'195, tutti di fila, da Stra a Venezia, con le gambe mie e i piedi che protestano (son tanti fidatevi!).
Non mi basta misurare i muri degli altri: devo anche misurare me stesso sul selciato lagunare. Runner per vocazione, o forse per masochismo — non ho ancora deciso.
Sarà la mia seconda maratona. La prima l'ho corsa ad aprile a Padova e come ogni runner decente ho immediatamente pensato: e adesso cosa faccio? La risposta ovvia era: un'altra maratona. A Venezia. Con più acqua, più ponti e più turisti tra i piedi (e speriamo più fresco!).
Le motivazioni per correre sono tante, alcune futili altre profonde e viscerali. Ma tra queste c'è anche una cosa seria: correre per la Fondazione Banca degli Occhi e il progetto L.U.C.Y., che combatte la degenerazione maculare attraverso la ricerca. Scienziati veri, con camici e tutto, stanno cercando di riprogrammare cellule del sangue in tessuto retinico. Roba che sembra fantascienza. Ma è reale, costa, e ha bisogno di fondi.
La divisione del lavoro è semplice: io metto i km e il dolore. Voi mettete qualche euro, comodamente seduti sul divano.
Francamente mi sembra equo. Il geometra apprezza.
Ogni metro conta. Ogni euro anche. Occhio che arrivo!

