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Il volontariato aziendale permette alle imprese di mettere a disposizione tempo, energie e competenze dei propri dipendenti per sostenere progetti sociali, ambientali e culturali. Può essere una giornata trascorsa al fianco di un’associazione, un percorso di mentoring o una collaborazione continuativa con un ente del Terzo Settore.

Non è soltanto un’iniziativa di responsabilità sociale. Il volontariato d’impresa crea occasioni di incontro tra mondi che spesso si conoscono poco: aziende, organizzazioni non profit e comunità locali.

Quando è progettato bene, produce valore per tutti. Le associazioni ricevono un aiuto concreto, i dipendenti sperimentano nuove forme di partecipazione e l’impresa rafforza il rapporto con il territorio.

 

 

Che cos’è il volontariato aziendale e in cosa consiste

Il volontariato aziendale, detto anche volontariato d’impresa o corporate volunteering, comprende le attività attraverso cui un’azienda favorisce la partecipazione volontaria dei dipendenti a iniziative di interesse sociale.

Spesso queste attività si svolgono durante l’orario lavorativo, con ore retribuite messe a disposizione dall’impresa. Possono però essere organizzate anche con formule differenti, secondo le politiche aziendali e gli accordi previsti.

La caratteristica fondamentale è il coinvolgimento attivo delle persone. Donare una somma a un’associazione è un gesto di responsabilità sociale, ma non coincide necessariamente con il volontariato aziendale. Quest’ultimo richiede che i dipendenti mettano concretamente a disposizione il proprio tempo o le proprie competenze.

Non esiste una durata standard. Alcune aziende prevedono singole giornate dedicate, altre sviluppano programmi che accompagnano le organizzazioni non profit per mesi.

Volontariato aziendale: esempi di attività da proporre ai dipendenti

Le possibilità sono numerose e non si limitano alla pulizia dei parchi o alla raccolta di beni di prima necessità. Le attività di volontariato aziendale possono riguardare educazione, inclusione, cultura, ambiente e sostegno organizzativo agli enti.

La scelta deve partire dalle esigenze dell’organizzazione non profit e dalle competenze delle persone coinvolte.

Ambito

Esempi di volontariato aziendale

Valore per la comunità

Ambiente

Pulizia di aree verdi, cura di spazi pubblici, progetti di tutela ambientale

Miglioramento e protezione del territorio

Inclusione sociale

Supporto a iniziative di comunità, raccolta e distribuzione di beni, attività accompagnate da operatori

Sostegno a persone in difficoltà

Educazione

Tutoraggio, orientamento, laboratori digitali per giovani

Accesso a conoscenze e opportunità

Cultura

Supporto a biblioteche, archivi, associazioni e iniziative culturali

Valorizzazione del patrimonio e partecipazione

Competenze professionali

Consulenza digitale, comunicazione, amministrazione, analisi dei dati

Rafforzamento degli enti non profit

Eventi solidali

Supporto organizzativo a corse benefiche, manifestazioni e campagne

Maggiore capacità di coinvolgere sostenitori

Non tutte le iniziative sono adatte a qualsiasi gruppo. Le attività con minori, anziani o persone fragili, per esempio, richiedono preparazione, supervisione e procedure specifiche.

Dal volontariato di gruppo al volontariato di competenza

Una distinzione utile riguarda il tipo di contributo richiesto.

Il volontariato di gruppo coinvolge colleghi in attività condivise, spesso concentrate in una giornata. È adatto a progetti ambientali, eventi sociali e iniziative territoriali. Favorisce l’incontro tra dipendenti che normalmente lavorano in reparti diversi.

Il volontariato continuativo prevede invece un impegno distribuito nel tempo. Può comprendere incontri periodici, accompagnamento a progetti educativi o collaborazioni con un’associazione.

Il volontariato di competenza, o skills-based volunteering, valorizza le professionalità presenti in azienda. Un esperto informatico può aiutare un ETS a migliorare gli strumenti digitali. Un professionista della comunicazione può affiancarlo nello sviluppo di una campagna. Un responsabile amministrativo può condividere metodi di pianificazione e gestione.

Quest’ultima formula è particolarmente interessante perché trasferisce conoscenze che possono restare nell’organizzazione anche dopo la conclusione dell’intervento.

Perché il volontariato d’impresa fa bene anche alle aziende

Il beneficio più immediato del volontariato aziendale riguarda la comunità che riceve il sostegno. Ma le ricadute possono essere importanti anche all’interno dell’impresa.

Lavorare insieme fuori dai ruoli abituali permette di conoscersi in modo diverso. Un’attività condivisa può rafforzare la collaborazione, stimolare l’empatia e far emergere capacità che nella quotidianità lavorativa trovano poco spazio.

Per l’azienda significa anche rendere più concreta la propria strategia di CSR, Corporate Social Responsibility. I valori dichiarati si traducono in esperienze vissute direttamente dalle persone.

Il volontariato può contribuire al clima organizzativo, al senso di appartenenza e alla relazione con il territorio. Questi benefici, però, non sono automatici: dipendono dalla qualità dell’esperienza e dal coinvolgimento reale dei partecipanti.

Il volontariato aziendale in Italia: cosa sta cambiando nel 2026

Il volontariato d’impresa in Italia sta evolvendo da iniziativa occasionale a pratica sempre più strutturata.

Una ricerca presentata nel 2026 da Fondazione Sodalitas e Università di Macerata, intitolata Volontariato d’impresa in Italia. Dalle evidenze alla pratica, ha raccolto 31 interviste e 21 esperienze aziendali. Tra le imprese coinvolte, 18 avevano formalizzato l’impegno attraverso una policy interna.

La ricerca sottolinea l’importanza di superare la singola giornata di volontariato. Le esperienze più solide sono quelle che prevedono responsabilità definite, rapporti continuativi con gli enti e occasioni di confronto dopo le attività.

Un esempio concreto arriva da Fondazione De Agostini, che attraverso il programma Global Giving Month ha coinvolto nel 2025 620 volontari, 23 organizzazioni non profit e oltre 3.000 ore di attività. Nel 2026 ha inoltre avviato una sperimentazione di volontariato di competenza, denominata Skills4Impact.

Sono esperienze che mostrano come il coinvolgimento dei dipendenti possa diventare parte della cultura aziendale, anziché limitarsi a un appuntamento annuale.

Come nasce un progetto tra impresa e Terzo Settore

Una buona iniziativa di volontariato aziendale non nasce dalla domanda «Che cosa possiamo far fare ai nostri dipendenti?», ma da un’altra: «Di quale aiuto ha davvero bisogno l’organizzazione?»

È una differenza sostanziale. Un’associazione potrebbe non avere bisogno di trenta persone per una giornata, ma di due professionisti capaci di aiutarla a organizzare il database dei donatori. Oppure potrebbe cercare volontari per un evento già programmato, senza avere risorse per formare un gruppo numeroso.

Per questo la coprogettazione tra aziende ed enti del Terzo Settore è spesso la strada più efficace.

Dall’idea alla realizzazione

Un programma può essere costruito attraverso alcune fasi:

  • individuare un ente non profit e ascoltarne le esigenze
  • definire un’attività utile e compatibile con le risorse disponibili
  • concordare ruoli, responsabilità, calendario e aspetti organizzativi
  • presentare il progetto ai dipendenti e raccogliere le adesioni volontarie
  • preparare le persone prima dell’attività
  • realizzare l’iniziativa con il coordinamento dell’organizzazione partner
  • raccogliere valutazioni e risultati per decidere come proseguire.

È importante considerare anche il lavoro richiesto all’ente ospitante. Accogliere volontari significa spesso dedicare tempo alla preparazione, all’accompagnamento e alla gestione delle attività.

L’impresa dovrebbe quindi contribuire anche alle eventuali spese organizzative, evitando che il volontariato si trasformi in un costo aggiuntivo per l’associazione.

I dipendenti sono obbligati a partecipare al volontariato aziendale?

No. La partecipazione al volontariato deve essere libera, anche quando l’iniziativa è promossa dal datore di lavoro.

Il Codice del Terzo Settore, all’articolo 17, definisce il volontario come una persona che sceglie liberamente di mettere a disposizione tempo e capacità per il bene comune.

L’azienda può incentivare la partecipazione, proporre progetti e concedere ore dedicate. Non dovrebbe però trasformare l’iniziativa in un obbligo implicito o in uno strumento di valutazione delle prestazioni lavorative.

Il volontariato aziendale si svolge durante l’orario di lavoro?

Può svolgersi durante l’orario di lavoro, ma le modalità dipendono dall’organizzazione aziendale. Alcune imprese concedono giornate o ore retribuite. Altre prevedono formule miste o attività fuori dall’orario ordinario.

La retribuzione eventualmente mantenuta dall’azienda non equivale a un compenso versato dall’ente non profit per l’attività volontaria.

È inoltre necessario verificare gli aspetti relativi a sicurezza, responsabilità e coperture assicurative. L’articolo 18 del Codice del Terzo Settore prevede specifici obblighi assicurativi per gli ETS che si avvalgono di volontari.

Come capire se un programma di corporate volunteering funziona

Contare le ore donate è utile, ma non basta per capire il risultato di un programma di volontariato aziendale.

Una giornata può coinvolgere molte persone senza rispondere a un bisogno prioritario. Al contrario, poche ore di supporto specializzato possono aiutare un’organizzazione a migliorare un’attività importante.

La valutazione dovrebbe quindi considerare tre punti di vista: ente non profit, dipendenti e impresa.

Prospettiva

Cosa osservare

Indicatori possibili

Ente non profit

Utilità del contributo ricevuto

Attività realizzate, competenze trasferite, bisogni soddisfatti

Dipendenti

Qualità dell’esperienza

Partecipazione, soddisfazione, disponibilità a proseguire

Azienda

Coinvolgimento e continuità

Ore dedicate, reparti coinvolti, collaborazioni attivate

Comunità

Risultati del progetto

Persone raggiunte, servizi migliorati, benefici documentati

È altrettanto importante raccogliere il parere dell’associazione. Il successo non si misura soltanto con la soddisfazione dei dipendenti, ma soprattutto con il valore generato per i destinatari dell’iniziativa.

 

 

Volontariato aziendale e raccolta fondi possono lavorare insieme?

Sì. Volontariato e raccolta fondi sono strumenti distinti, ma possono rafforzarsi reciprocamente. Un’impresa può offrire tempo e competenze e, parallelamente, contribuire alla sostenibilità economica del progetto.

Per esempio, i dipendenti che partecipano a un’iniziativa ambientale possono promuovere una campagna per finanziare le attività dell’associazione. Un team impegnato in una manifestazione sportiva solidale può affiancare al supporto organizzativo una raccolta fondi.

In questo contesto, piattaforme come Rete del Dono permettono alle aziende di realizzare campagne di crowdfunding a favore di enti non profit e coinvolgere i dipendenti attraverso donazioni e personal fundraising.

Altre formule possibili sono il matching gift, con cui l’azienda integra le donazioni raccolte, e il payroll giving, che permette ai dipendenti di destinare volontariamente una parte dello stipendio a una causa.

La distinzione resta importante: una donazione economica non è di per sé volontariato aziendale. Ma può dare continuità al sostegno e contribuire a finanziare ciò che i volontari hanno conosciuto durante l’esperienza.

Anche le piccole imprese possono fare volontariato aziendale?

Il volontariato aziendale non è riservato alle multinazionali. Una PMI può organizzare iniziative efficaci anche con poche persone, soprattutto se ha un forte legame con il territorio.

Un’impresa di dieci dipendenti potrebbe sostenere un’associazione locale con alcune giornate di lavoro specializzato. Un piccolo studio professionale potrebbe offrire competenze utili alla gestione di un progetto sociale.

Le dimensioni contano meno della continuità e dell’adeguatezza del contributo. Per una piccola impresa può essere più sostenibile collaborare con un solo ente nel tempo, anziché organizzare grandi iniziative occasionali.

Anche partire dalle esperienze dei dipendenti può essere utile. Chi fa già volontariato nel tempo libero potrebbe conoscere organizzazioni affidabili e bisogni concreti del territorio.

Il vero risultato si vede dopo la giornata di volontariato

Il momento decisivo arriva spesso dopo la conclusione dell’attività. Che cosa resta dell’esperienza? L’ente ha ricevuto un sostegno utile? I partecipanti hanno conosciuto una realtà che prima ignoravano? È nata una relazione destinata a proseguire?

Il volontariato aziendale dà il meglio quando non viene trattato come un evento isolato. Può diventare un’occasione per sviluppare competenze, sostenere progetti nel tempo e avvicinare l’impresa ai bisogni della comunità.

L’obiettivo non è soltanto portare i dipendenti fuori dall’ufficio per qualche ora. È costruire un rapporto tra persone, aziende e Terzo Settore che continui a produrre valore anche quando l’attività è terminata.

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Francesca Gervasoni

Laureata in Filosofia presso Università degli studi di Milano, ha un’esperienza di 15 anni nel mondo delle agenzie di comunicazione per il mondo profit. Nel 2012 cambia vita e approda su Rete del Dono, dove mette in pratica quello che ha imparato nella precedente vita professionale, per aiutare ONP e aziende ad attivare campagne di raccolta fondi non profit. In Rete del Dono, ricopre il ruolo di Head of Charity Program e si occupa dei rapporti con le aziende.

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