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Tramite una raccolta fondi crowdfunding donation si può contribuire a sostenere una buona causa, un’organizzazione che opera in ambito sociale o ambientale o un progetto specifico. Ecco come

Il crowdfunding donation è la tipologia di crowdfunding più diffusa, nonché quella “originaria”, che più si avvicina ai principi che guidano le campagne di raccolta fondi. Consiste in una donazione senza altri scopi se non la volontà stessa di donare, contribuendo così ad una buona causa. Questo modello prevede che, secondo spirito di liberalità, il donatore scelga di devolvere una parte del proprio denaro per una specifica causa. E senza alcuna ricompensa in cambio, ad esclusione di eventuali piccole ricompense di carattere simbolico. Spesso la donazione avviene tramite una piattaforma di crowdfunding, che tutela la transazione di denaro e garantisce l’affidabilità delle organizzazioni no profit che propongono le raccolte fondi. Vediamo più nel dettaglio in che cosa consiste e come funziona il crowdfunding donation.

I diversi tipi di crowdfunding

Ripercorriamo brevemente i diversi tipi di crowdfunding esistenti. I modelli classici sono:

  • donation based
  • equity based
  • crowdfunding reward based
  • royalty-based
  • social lending.

Mentre il donation based si presta e viene utilizzato prevalentemente in ambito non profit e per attività di personal fundraising, gli altri quattro modelli possono essere considerati più adatti ad un contesto aziendale o imprenditoriale. Recentemente sono poi nati dei nuovi modelli, più settoriali, come il civic, corporate e do-it-yourself crowdfunding, l’invoice trading, il real estate, il crowdfunding ricorrente e quello energetico. I confini tra le diverse tipologie talvolta possono essere sfumati, dando origine a modelli ibridi. Tra quelli citati, solo il crowdfunding ricorrente può essere assimilato al donation based: si tratta di devolvere una cifra non una tantum, ma periodicamente (solitamente una piccola cifra una volta al mese), per sostenere con continuità una organizzazione benefica.

Come funziona il donation crowfunding

Il funzionamento del donation crowdfunding è molto semplice. Una persona fisica, oppure un’azienda, sceglie, attraverso una piattaforma di crowdfunding, il progetto al quale devolvere il proprio contributo economico. Esistono diverse piattaforme, come Rete del Dono, che consentono di scegliere tra numerose iniziative, promosse da privati, da associazioni locali, organizzazioni non governative, Onlus, Enti del Terzo Settore. In ogni caso, la piattaforma si assume la responsabilità della verifica dell’autorevolezza del progetto e dell’affidabilità del promotore. La motivazione che spinge il donatore a devolvere il proprio denaro per una causa benefica è unicamente la volontà di fare del bene, sentendosi così parte attiva della collettività. Inoltre, questo metodo consente di seguire lo sviluppo del progetto che si è deciso di sostenere.

Per chi sceglie di organizzare una raccolta fondi, esistono due strade:

  • all or nothing – i fondi raccolti vengono devoluti solo se l’obiettivo viene raggiunto;
  • take it all – i fondi raccolti vengono erogati al beneficiario anche se non si raggiunge l’obiettivo.

A priori, è possibile scegliere se organizzare una raccolta fondi privata, per una persona in difficoltà o un obiettivo specifico e vicino, oppure se raccogliere e devolvere fondi per un progetto di utilità sociale o ambientale gestito da una organizzazione terza. Entrambe le formule rientrano nella categoria del donation crowdfunding.

Donation crowdfunding normativa

Il donation crowdfunding in Italia non è regolato da una normativa specifica. Si può però fare riferimento al Codice Civile che, all’articolo 769, spiega il contratto alla base della donazione, in base al quale “per spirito di liberalità, una parte arricchisce l’altra”, offrendo a suo favore “un suo diritto o assumendo verso la stessa una obbligazione”. L’articolo specifica poi che, nel caso in cui la donazione sia devoluta ad una Onlus, il donatore può godere di “alcune agevolazioni per dedurre le somme versate all’ente”. Secondo la legge, quindi, le donazioni sono sempre dei contratti. Un altro aspetto imprescindibile è il concetto di “liberalità”. Il quale implica che chi dona sia mosso dal cosiddetto “animus donandi”. Inoltre, chi dona deve “impoverirsi” e chi riceve il denaro arricchirsi. In assenza di anche solo uno di questi elementi non si può parlare di donazione, e dunque neppure di donation crowdfunding.

Per quanto riguarda invece chi riceve la donazione, il riferimento diventa la Riforma del Terzo Settore, che prevede l’obbligo di rendicontazione economica a sociale per gli Enti aderenti. A livello europeo la situazione è variegata. Alcuni Paesi, come la Germania, al pari dell’Italia non prevedono una disciplina specifica. Altri, come il Portogallo, si sono invece dotati di una normativa speciale per il donation crowdfunding, che interviene in particolare su obblighi di trasparenza e di tipo organizzativo a carico delle piattaforme online.

Anna Maria Siccardi

Laureata in Fisica presso Università degli Studi di Torino. Imprenditrice attiva nel settore dell’innovazione digitale sin dal 1998, ha partecipato alla nascita e allo sviluppo di aziende web quali CHL, Bakeca, Seolab, Wickedin, Jojob. E’ membro del Comitato esecutivo del Club degli Investitori di Torino. Nel 2011 ha fondato Rete del Dono insieme a Valeria Vitali e da allora si occupa di trasformazione digitale del Terzo Settore.

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